Nuove vie per lo sviluppo


Di Marco Fantoni

 

 

Per poterla ridistribuire la ricchezza deve essere prodotta. Banale, ma spesso questa espressione, che sta alla base del sistema socio-economico in cui viviamo, quello capitalista, non sempre è condivisa e  di facile realizzazione. Si potrebbe dunque partire da questo presupposto, per parlare del finanziamento di progetti ed iniziative che vogliono sostenere azioni di sviluppo nei diversi Paesi in cui operano una moltitudine di missionari, Organizzazioni non governative (ONG) e gruppi di sostegno vari.

 

Normalmente, le azioni in caso di catastrofe sono sostenute con interventi necessariamente rapidi, ma non per questo poco efficaci e attraverso una raccolta fondi proposta alla popolazione. Pensiamo, da noi, alla Catena della solidarietà, che in seguito distribuisce le somme raccolte alle grandi ONG nazionali.

Per quanto riguarda invece i progetti di sviluppo le cose sono, di regola, diverse. Come detto, molte sono le Associazioni operanti, a diversi livelli, a sostegno di progetti puntuali che spesso partono da esperienze di persone che hanno vissuto nel luogo dove in seguito si svilupperà l’aiuto. Si forma un gruppo di amici che potrà allargarsi a dipendenza del metodo di comunicazione che quest’ultimo sceglie. Più la comunicazione è vasta, maggiore potrà essere l’ampiezza dell’Associazione e la conseguente potenzialità di sostegno, sia materiale, sia di sviluppo generale. Un altro gruppo deciderà di avere una risonanza minore e scegliere di operare di conseguenza.

 

 

Il nostro osservatorio

 

Dall’osservatorio di Caritas Ticino e dalle richieste di sostegno finanziario che regolarmente riceviamo, possiamo notare come la maggior parte dei progetti sottopostici devono confrontarsi con la sostenibilità finanziaria a medio e lungo termine. Da qui le Associazioni locali che si occupano della raccolta fondi per sostenere le difficoltà finanziarie che molti dei progetti presentano.

La sensibilità delle persone in Ticino, dimostra come la solidarietà nei confronti di chi chiede una mano, non sia in diminuzione, anzi. Probabilmente è però cambiato il modo di dimostrare questa solidarietà. Prima di tutto c’è una maggior attenzione verso chi riceve l’aiuto e sul metodo con il quale l’Associazione opera. Sempre meno persone offrono somme di denaro ad annaffiatoio, ma in modo mirato. Il donatore si è reso maggiormente attento ed ha reso così più responsabili coloro che raccolgono fondi.

Ma se, ad un certo punto anche da noi la ricchezza non fosse più prodotta e di conseguenza non più distribuita, quale sarebbe l’effetto sulla solidarietà e di conseguenza su chi ne beneficia?

Uno dei criteri principali che un progetto deve avere è la sostenibilità. Essere cioè in grado a medio e lungo termine di non dover dipendere da finanziamenti esterni, ma al contrario, riuscire a produrre in loco quella ricchezza che potrà dare continuità allo sviluppo della specifica situazione.

Possiamo citare due esempi che conosciamo bene poiché da noi sostenuti.

 

 

Dal legno ai vestiti

 

Alcuni anni fa ricevemmo la richiesta di finanziare la ristrutturazione di uno stabile che sarebbe poi servito ad ospitare una scuola materna per bambini poveri a Brezoi, una cittadina in Romania. Questo era l’investimento iniziale per partire con l’attività a favore dei bambini. In seguito, parte della gestione sarebbe stata garantita dal Ministero dell’educazione, con il pagamento del salario delle insegnanti, ma il resto sarebbe rimasto a carico della Caritas locale, da cui era partita l’iniziativa. Stando così le cose e non potendo pensare di chiedere delle rette ai beneficiari, la gestione sarebbe stata sempre deficitaria. Don Nicola Timpu, all’epoca direttore della Caritas, pensò di trovare un autofinanziamento. Trovandosi in una zona del Paese dove il legno abbonda, volle avviare una falegnameria che desse la possibilità, da una parte di creare posti di lavoro e dall’altra, con il ricavato, oltre che ad autofinanziarsi, produrre utili per sostenere la scuola materna. Dal 1996 ad oggi la falegnameria che ha ricevuto il finanziamento iniziale da Caritas Ticino per l’acquisto dello stabile, è passata da due a dodici falegnami. Questo permette di finanziare nella misura del 40% la scuola materna. Ora un altro progetto, su iniziativa dell’attuale direttore Marius Hodea, è in corso e prevede la raccolta, l’essiccazione in loco e l’esportazione in Italia di funghi porcini, tutto a scopertine/copo di autofinanziamento. Evidentemente non si riesce a copertine/coprire il totale della gestione della scuola materna, ma la direzione è quella giusta; pensare sempre più in termini di impresa commerciale, dunque il non profit che diventa profit, con obiettivi ben chiari.

Un altro esempio è quello che potete leggere nell’articolo del direttore della Caritas di Novosibirsk, don Ubaldo Orlandelli. Egli ha costituito una società, legata alla Caritas che si occupa di commercializzare, con imprenditori italiani, prodotti d’abbigliamento ed affini che il ceto medio della popolazione locale può permettersi di acquistare,  utilizzando così gli utili per il finanziamento delle attività a scopertine/copo sociale della stessa Caritas.

 

 

Produrre per guadagnare

 

C’è poi l’altra faccia della medaglia. Gli esempi che abbiamo portato si riferiscono a Paesi che arrivano da una storia, quella del comunismo, la quale ha lasciato segni indelebili nelle persone, in modo particolare nell’iniziativa personale. In questi casi, spesso ci si trova confrontati con una mancanza culturale rispetto al lavoro. La mancanza d’iniziativa personale, annichilita da un sistema che non ha avuto rispetto della dignità della persona, che può coinvolgere il singolo a rendersi partecipe nella crescita dell’azienda in cui lavora e di conseguenza la crescita del bene comune di chi è alle dipendenze dell’azienda. Questa non è solo una mancanza culturale degli ex Paesi comunisti, ma la troviamo anche da noi.

Pensiamo che la nuova via dei progetti di sviluppo, passi necessariamente da questo pensiero; quello che anche le Organizzazioni di aiuto, cattoliche comprese (tenendo però sempre presente il primo riferimento, non cadendo così in un semplice tecnicismo), agiscano in proiezione di guadagno e là dove possibile realizzino attività produttive. Il guadagnare non deve essere visto come un tabù, del resto fa parte della nostra quotidianità.